L'ora del tramonto (tratto da "Azzurro Iride")

È l’ora del tramonto qui sull’isola…

È l’ora in cui gli innamorati effondendo l’un l’altro i propri baci anelano a sottrar un istante eterno all’infinito.

È l’ora in cui il cadenzato sciabordio delle onde che s’infrangon sulla riva si fa ipnotico e profondo…
ed il sibilo del vento che tra loro le separa echeggia nell’aria in una melodia mistica e solenne.

È l’ora in cui le scie degli aeroplani penetrano sfumate tra le nuvole su cui aleggiano vaganti i nostri sogni…
e fuoriuscendone nitide e compatte, li rendono viva immagine che trascinano via con sé.

È l’ora in cui chi sta per attraccare le proprie ancore elargisce sorrisi ai visi festosi che lo attendono…
mentre chi sta per salpare i propri ormeggi offre una lacrima di commiato al cuore oscuro dell’oceano che lo accoglie.

È l’ora in cui le ali dei nostri cuori si liberano dal giogo possessivo del proprio ego despota e tiranno…
e si librano nell’aria in cerca di uno stormo a cui accodarsi per dar umile sostegno all’ego altrui.

È l’ora in cui il susseguirsi delle orme lasciate casualmente sulla sabbia assume d’un tratto l’impronta di un inevitabile cammino…
mentre il dispiegarsi delle vele che al largo affrontano l’ignoto ci appare orientato sulla rotta di un invisibile destino.

È l’ora in cui le colpe degli altri affiorano sullo specchio luccicante della marea e si rifletton nelle nostre…
mentre la tenue brezza della sera soffia su entrambe il proprio alito riconciliante, che le increspa e poi dissolve come innocente spuma rosa alla deriva.

Amor vano (tratto da "Azzurro Iride")

Non potrò mai dimenticare
quell’or che ‘l sol dal davanzale
la mia anima divelta penetrava
e la fin di tutto preannunciava.

Mano nella mano giacevamo
con occhi chiusi e un soffiar piano,
ma per raggio fioco indi ci alzammo,
tu piansi un poco e allor parlammo…

di ciò che entrambi già sapevamo:
era l’ultima or di un amor vano.

Tratto dal trailer di "Stelle Gemelle"

Bruno allora riapre gli occhi attonito e si arresta un istante. Poi riprende a baciarla salendo sempre più; mentre le sue dita cominciano a toccare le parti intime di Lauren, eccitandola maggiormente.

Quindi continua a salire, raggiungendo quelle parti col volto, e chiudendo gli occhi, inspira l’odore di lei come se dal naso arrivasse dritto al cervello. Un odore che gli mancava tanto da farlo apparire negli occhi simile a un tossicodipendente che ritrova la propria sostanza dopo parecchi anni.

Bruno ora le sfila lentamente il perizoma, fino a metà coscia. Poi, sempre senza toccarla, inspira piú profondamente di prima. Le sensazioni che ciò provoca gli stimolano di colpo il flash di una loro reincarnazione passata.

Ariete e Bilancia (tratto da "Azzurro Iride")

Ariete e Bilancia. Segni opposti nello Zodiaco.

Tu sei Ariete, segno forte e di fuoco che procede sicuro sulla superficie di questo pianeta, ma che dalla sua prospettiva non può coglierne la curvatura.

Io sono Bilancia, segno doppio ed etereo che dall’alto la coglie e ti osserva, ma che si muove incerto se costretto al suolo.

La tua località è il piano, ti muovi avanzando su una retta e quando decidi di procedere verso un punto, il tuo obiettivo, non puoi vedere che in un’unica direzione. Ma soprattutto, una volta in cammino, sei convinta che ciò che ti sei lasciata indietro non apparirà mai più davanti ai tuoi occhi.

La mia dimensione è sferica, mi sposto lunga una circonferenza e per dirigermi verso un punto, la mia meta, so che invece ho due possibili itinerari: uno più corto, semplice e comodo; l’altro più lungo e dispendioso, ma anche più affascinante. E sono consapevole che continuando imperterrito lungo il mio percorso ciò che ho lasciato alle spalle probabilmente un giorno ricomparirà all’orizzonte… ma mi si mostrerà da prospettiva opposta. Proprio come l’altra faccia della medesima moneta.

Perciò per te la nascita è inizio e la morte è fine. Per me la nascita è una morte in nuce e la fine l’inizio di un’ennesima rinascita.

Per te ogni nuovo incontro ha il dolce sapore della scoperta. A me ogni nuovo incontro lascia, appena terminato, il retrogusto amaro dell’abbandono.

Per te il passato è morto ricordo di ciò che eri e non vuoi più essere, il presente coscienza di ciò che percepisci in quel momento, il futuro proiezione di ciò a cui ambisci a diventare.

Per me il passato è viva immagine che risuscita ad ogni istante nel presente, il presente consapevolezza momentanea di ciò che sono stato nel passato, il futuro una casuale concatenazione di circostanze che modificheranno la percezione del mio passato nel presente.

La tua logica è apodittica ed assertiva, la mia ambigua e contraddittoria.

Tu affermi o neghi.

Io affermo e nego… e poi, come ora, nego di aver affermato… ma non confermo di aver negato.

Tu credi di conoscere la verità e così ti servi furbescamente della menzogna.

Io credo con apparente ingenuità alle tue menzogne, perché so che ogni verità è comunque menzognera, incluso quest’ultima… e quindi che tu mi dica il vero o il falso mi è del tutto indifferente.

Per giudicare osservo piuttosto la luce nei tuoi occhi…

Tu nel frastuono del giorno agisci e nella quiete della notte sogni e ti riposi.

Io di giorno medito, ripromettendomi di agire l’indomani, mentre nel buio della notte rifletto su quanto meditato durante il giorno. E solo alle prime luci dell’alba mi è concesso riposarmi dal frastuono della mia testa, quando la mia coscienza si acquieta con sé stessa per aver lasciato qualche riga su ciò che l’ora del tramonto le ha recato in sogno.

Tu adori la tua vita e perciò la vivi con euforica allegria.

Io detesto la morte e perciò adoro, scrivendo, immortalare la mia vita malinconica.

Tu ti ripari sotto le fronde degli alberi
ti riscaldi con il calore del fuoco
ti abbeveri alla fonte delle sorgenti
e ti alimenti con i frutti della terra.

Io cerco protezione nei segnali delle stelle
m’infiammo per una breccia all’orizzonte
soddisfo la mia sete col vapore delle nuvole
e nutro la mia anima con i chiaroscuri della luna.

Tu sei bellezza che sgorga pura e cristallina
pulsione che si libera sprezzante ed istintiva
volontà che si impone giudice e sovrana.

Io sono esteta che ormai può ammirarti solo dal pantano
poeta che reprime e poi sublima con la mano
apolide che suo malgrado è radicato al regno umano.

Tu sei incarnazione terrena della spietata legge del più forte.
Io sono inno celeste del commuovente moto di ribellione dei più deboli… di chi s’illude che le note delicate della propria rapsodica melodia possano un giorno penetrare la corazza del più forte e toccarne le corde del cuore… sperando di dare così inizio ad una romantica sovversione… pur sapendo, che se ciò avvenisse, a nessuno gioverebbe: la natura, infatti, non distribuisce i ruoli caso.

Tu rincorri ostinatamente il piacere e schivi agilmente il dolore.
Io, essendo arrendevole e pigro di riflessi, ho dovuto per necessità imparare a convivere con entrambi… e ora non riesco neanche più a distinguerli.

Tu sei materia genitrice dello spirito.
Io sono spirito, figliol prodigo e rinnegato della materia, il quale vorrebbe rincasare per restituire a propria madre quel senso che da sola non può darsi… ma del quale ormai si è abituata anche a fare a meno.

Tu sei suono che si ode
luce che si effonde
corpo che si tange
spazio che si riempie.

Io sono silenzio che bisbiglia
bagliore d’ombra che scintilla
vuoto e nulla che si sfioran
attimo sfuggito che riaffiora.

Ogni anno della tua esistenza è capitolo chiaro e coerente di un avvincente romanzo in lineare successione.
Ogni istante della mia esistenza è invece verso ermetico e sfuggente di un componimento caotico e delirante… e che tutt’al più potrà essere adornato con qualche rima solo dopo la sua ultima stesura… ma solo dai pochi che si son sforzati di comprenderlo… (e tu non sei tra loro).

La tua morale è cinica, il suo valore è l’utile.
Per me ogni morale è futile se non v’è sentimento che l’avvalora. E nel mio cuore anche perseguire ciò che inutile o dannoso può elevarsi a imperativo categorico se l’amor così sentenzia.

Poiché…

Tu sei concretezza ed io sono emozione
Tu sei pragmatismo ed io sono astrazione

Tu sei sensualità ed io sono erotismo
Tu sei amplesso e io sono narcisismo

Tu sei regola ed eccezione
Io sono miracolo ed evasione

Tu sei peccato e buona azione
Io sono penitenza ed orazione

Tu sei costanza e permanenza
Io sono oltranza in dissolvenza

Tu sei nucleo, massa e gravità
Io sono entropia ed aleatorietà

Tu sei realtà ed esistenza
Io sono illusione e la sua essenza…

Beh, potrei andare avanti all’infinito, ma so che non è un concetto che t’aggrada… inoltre penso che ormai tu abbia capito.

Siamo tesi e antitesi, Fjaril…
…ed insieme eravamo sintesi.

Completamento delle carenze, ricongiungimento dei sessi, riconciliazione dei contrasti, unione degli opposti, armonia dei contrari.

C’è stato chi un giorno lo ha definito “Amore”. E al grado più nobile ed elevato, dal legame più resistente e indissolubile, nella sua forma più estesa e universale.

Peccato solo che tu, ormai da troppo a lungo, non abbia più voluto levare gli occhi al cielo, nonostante la punta delle tue corna ricurve sia connaturatamente rivolta verso l’alto; mentre io, a momento debito, non abbia saputo dare giusto peso al valore della terra, nonostante la superficie piana dei miei due piatti sia funzionale proprio a quello.

Ma c’è ancora tempo… forse.

Tratto da "Anselm e Iris"
Perché siamo come bolle di sapone… noi esseri umani… niente più… sì… anche noi due… “Anselm e Iris”… due bolle di sapone che si muovevano, vagando senza direzione… e che per caso si sono toccate… ognuna delle due col proprio tempo interno… col proprio battito… che per un po’ è praticamente diventato lo stesso… ma poi, dopo qualche movimento altrettanto insensato, si sono di nuovo staccate l’una dall’altra… e così continueranno a vagare, finché ci sarà del battito al loro interno a mantenerle in vita… finché scoppieranno… ritornando ad essere il nulla che erano prima di essere nate…”
Tratto da "La storia di Po"
In tal modo Po intuì la circolarità della vita, della realtà e dell’intero universo.
L’inizio e la fine gli parevano ora coincidere; la nascita e la morte necessitarsi; il giorno e la notte completarsi.
E ai suoi occhi l’oscurità non era più gelida assenza di luce, ma un veicolo attraverso il quale questa poteva diffondersi sotto nuove sembianze.
Immortal Hours (tratto da "Azzurro Iride")

Eros, Agape or Love tender
immortal do these hours render.
And by the hand do lead me
through the gardens of eternity…
where falling leaves ne’er touch the soil
and the fruits of time will never spoil.

Ore Immortali
Eros, agape o amore / rendi immortali queste ore. / E conducimi per mano tra i giardini dell’eterno… /
ove le foglie che cadono non toccano mai suolo / e i frutti del tempo resteranno per sempre acerbi.

 

Ma tu mai di un fior di privi (tratto da "Azzurro Iride")

La solitudine divora
ma se domata rinnamora
dell’amor un’altra volta
e in un istante è capovolta.

Ma tu mai di un fior ti privi
son le spine che tu schivi,
sì che non v’è sangue né ferite
sulle tue dita lievi e ardite.

Ma se così fai ancor non sai
che il vero amore ti resterà proibito?
Invisibile al tuo cuor sinché vivrai
celato da sembianze di chimera e falso mito.